LA RESISTENZA ITALIANA IN JUGOSLAVIA
IL COMANDANTE MARAS E LA “DIVISIONE GARIBALDI”
Gli “ ltaliani brava gente” e il “bono italiano” titoli (e boutades) di due libri di Angelo De Boca e Giacomo Scotti, che raccomandiamo, gettarono la maschera nella realtà della Jugoslavia occupata dal 1941.
Furono opera loro saccheggi, incendi di abitazioni, uccisione di civili, rappresaglie, deportazioni.
A riscattare il loro nome furono quei militari, soldati e ufficiali che, dopo la dissoluzione dell' esercito italiano avvenuta con l' armistizio dell' 8 settembre 1943 si schierarono con la resistenza jugoslava contro i nazisti e i collaborazionisti locali, dobrovnici in Slovenia e cetnici nel Montenegro.
Appunto nel Montenegro formarono la forza più importante, la Divisione Garibaldi.

In un periodo nel quale, per quanto riguarda le vicende di Trieste e della vicina Jugoslavia la pubblicistica nostrana si dedica quasi esclusivamente a sempre nuove “storie” sulle foibe istriane, gettando fango sugli sloveni e sui nostri partigiani, intendo ricordare invece quanti si distinsero alla guida del movimento antifascista.
Dopo il Commissario politico a Trieste, il comunista Franc Stoka, voglio segnalare le vicende di un'altra grande figura di questo movimento, il combattente della Divisione Garibaldi
Giuseppe Maras

Quanto scrivo è in gran parte frutto di un incontro avuto con lui stesso, per interessamento del corrispondente del quotidiano “Borba” di Belgrado, Frane Barbieri, presso la sede romana dell'Agenzia Tanjug, nell 'ormai lontano Dicembre 1950.
La Divisione Garibaldi venne formata nel Montenegro in gran parte con elementi delle Divisioni “Venezia e “Taurinense” che si erano sfaldate, e fu integrata nel II Corpus dell' Esercito di Liberazione Jugoslavo.
La nostra formazione portava una bandiera italiana con al centro la stella rossa. Essa infatti si ispirava al volontariato militare internazionale della guerra di Spagna dove un' altra Divisione Garibaldi, costituita allora da nostri fuorusciti, si battè al fianco dell' esercito repubblicano contro franchisti e nazifascisti, distinguendosi nella vittoriosa battaglia di Guadalajara.
Molto importante fu la partecipazione della nuova Divisione italiana, insieme ai partigiani jugoslavi, alla battaglia per liberare le formazioni assediate dai nazisti sul monte Durmitor, permettendo il loro ripiegamento, con strutture ospedaliere e numerosi feriti, verso un territorio già controllato dalla resistenza.
Sempre la stessa Divisione con il II Corpus jugoslavo e partigiani locali si battè eroicamente contro i tedeschi nel Montenegro fino alla sua totale liberazione nel 1945.
Giuseppe Maras durante tutto il conflitto combattè non solo nel Montenegro ma, prima con gruppi minori e poi al comando di una Divisione partigiana d'assalto, sostenne, in diverse zone della Jugoslavia durissimi e cruenti scontri contro un nemico agguerrito, percorrendo centinaia di chilometri in ventidue mesi di guerra.
Per la capacità di comando e di organizzazione e il coraggio sempre dimostrati, il Sottotenente dei Bersaglieri Giuseppe Maras fu sempre per i suoi uomini “Pino il Generale”.
A Belgrado nel 1968 venne conferita all' italianski Maras la medaglia d' oro “per il suo eroico contributo alla guerra di liberazione jugoslava”.
La stessa decorazione, ”al valor militare” la ebbe a Roma quasi trentanni dopo!

In Italia fu, fino alla sua morte nel 2002, punto di riferimento per i tanti italiani che combatterono nei Balcani contro i nazifascisti.
La scomparsa di Maras fu sostanzialmente ignorata dai media italiani e dai militanti della cosiddetta sinistra, ma la sua memoria vive, e con essa i valori internazionalisti della guerra partigiana.
Dicembre 2014
Sergio Guerrieri Circolo Culturale Proletario